martedì 31 ottobre 2006

Fanculo Halloween. E scusate il francesismo

Questo pomeriggio sento suonare alla porta. Interrompo lo studio di Corrado Govoni per sentire delle vocette soffocate che cincischiano in coro frammenti d'italiano non esattamente comprensibile. Apro la porta e vedo di fronte a me un gruppo di bambini con lenzuola bucate in testa. Appena mi vedono urlano in coro "Dolcetto o scherzetto?". Dato il mio rincoglionimento da studio non capisco subito e rispondo con un eh? che sa tanto di nonno in difetto di apparecchio auricolare. "Dolcetto o scherzetto!" squittiscono allora i bimbi, scandendo in coro le parole con una punta di meraviglia, come a dire "possibile che c'è ancora qualcuno che non lo sa?"

Ah... Halloween.

Non ho nulla contro quei bambini, per carità. Per loro si tratta solo di una occasione in più per divertirsi e per mangiare a sbafo cioccolatini, merendine e caramelle - e chi se ne frega, tanto i denti da latte devono ancora cadere, vero? Mi dispiace solo che una simile ricorrenza, che nel mondo anglosassone ha profonde radici storiche, sia stata banalizzata ed impiantata ad arte nella nostra cultura per il semplice gusto dell'emulazione di un fenomeno che non ci appartiene. Ma siccome è americano va copiato.

I bambini rimangono sorpresi quando dico loro per non deluderli troppo "Ho mangiato tutto io bimbi... Scherzetto!". Silenzio. Uno di loro, forse il più grandicello azzarda: "Ma nemmeno una brioscina ci dai?" e alla mia risposta negativa scuotono la testa e si allontanano senza nemmeno punire con uno scherzetto un simile individuo uscito direttamente dalle caverne.

lunedì 30 ottobre 2006

Come i bambini



Sabato scorso ho ricevuto un volantino simile da due ragazze in tailleur azzuro che avevano la coscienza politica di un calamaro. Populismo a non finire: ma da una formazione politica come Forza Italia non posso aspettarmi che questo.

Populismo e menzogne.

Come dicevo qualche post innanzi, il problema reale è che in Italia non esiste la cultura della legalità. Nuove tasse, è vero, ma non prendetevela con Prodi che ha già tanti problemi esistenziali di suo. Leggete e pensate a questa notizia ogni volta che il panettiere non vi darà lo scontrino, ogni volta che il meccanico vi farà una ricevuta fiscale dimezzata, ogni volta che il parrucchiere/barbiere scriverà una cifra ridicola - in confronto a quello che avete pagato - su quel pezzo di carta con cui giustifica il vostro taglio di capelli, ogni volta che il medico vi dirà "centoventi euro con ricevuta fiscale cento euro senza", ogni volta che qualcuno cercherà la vostra approvazione e la vostra complicità per fare i furbetti ed evadere le tasse.

E' colpa loro se paghiamo così tante tasse, non dimenticatelo.

venerdì 27 ottobre 2006

Fine del giorno

Sotto una luce tetra
corre, danza, si torce senza ragione la Vita.
Chiassosa
e impudente.
Poi, appena la notte sale voluttuosa all'orizzonte
e placa tutto, anche la fame,
e cancella tutto, anche la vergogna,
il poeta si dice: «Finalmente!».
Il mio spirito e il mio corpo invocano ardentemente il riposo:
con il cuore pieno di funebri sogni mi stenderò supino
e m'avvolgerò nei vostri veli,
rinfrescanti tenebre.

[Charles Baudelaire]

martedì 24 ottobre 2006

E' uno di loro

Questa la sentenza inappellabile sul Capo dello Stato pronunciata da Silvio Berlusconi, Cavaliere Nero riciclatosi ad arte capo-popolo alla testa di una marcia di elettori vicentini contro la nuova Finanziaria. Lunga tradizione per la destra italiana, quella delle marce su Roma. Berlusconi vorrebbe rimandare a casa Prodi, licenziare in tronco il presidente Napolitano perché vecchio comunista nonché eliminare l’intera sinistra cosiddetta radicale dal territorio italiano: mancano solo le manette per il resto della sinistra e il bavaglio all’informazione e siamo punto e a capo con la politica gridata e populista portata all’estremizzazione da Forza Italia. Peccato che il giocattolino, caro Silvio, si sia rotto. La Casa delle “Libertà” voglio dire.

Fini, vecchia volpe della politica, continua nella sua opera di sdoganamento di AN levigando certe asperità vetero-fasciste all’interno della propria formazione politica (ultimamente ha sconfessato i senatori La Russa e Gasparri nonché la proiezione de Il mercante di pietre da loro organizzata) e ricordando al suo vecchio comandante in capo Berlusconi che la leadership all’interno della Cdl non è affatto scontata. Come a dire Ciccio, il capo so farlo pure io.

Si registrano inoltre stravolgimenti nell’Udc. Follini lascia definitivamente il partito di cui è stato segretario per formare “L’Italia di mezzo”, ennesimo partitino con un ruolo politico pari a zero mentre Casini rilascia pubblicamente due dichiarazioni interessanti. Nella prima difende il Capo dello Stato investito dagli attacchi di un individuo rozzo e pericoloso – lui sì, non quel mortadellone di Prodi – quale il Nano di Arcore. Il leader dell’Udc bacchetta Berlusconi ricordandogli che il Capo dello Stato è sì un uomo di sinistra, ma in quanto figura istituzionale riuscirà, così come ha fatto finora, ad essere super partes e a rappresentare l’intera nazione. La seconda dichiarazione merita un’analisi più specifica. Casini ribadisce l’impegno ad una opposizione propositiva contrariamente a quella che io definisco “demagogia forzista della piazza” e nell’ambito della protesta di Vicenza dichiara che non è necessario destituire Prodi dal suo incarico quanto piuttosto svincolare l’attuale governo dalla sinistra radicale.

L’argomento della sinistra radicale che terrebbe in ostaggio l’altra sinistra, quella democratico-liberista, è stato da sempre un argomento su cui ha battuto la Cdl, ma una simile dichiarazione letta in un contesto qual è quello della politica di questi giorni assume una sfumatura particolare. A parte il fatto che a mio parere dovrebbe essere la sinistra (radicale) a svincolarsi una volta per tutte dal centro-sinistra – perché chiamare sinistra i Ds e la Margherita è un insulto alla Storia –, credo che Casini abbia lanciato un messaggio ben preciso.

Innanzitutto, pur nell’ambito dell’opposizione, Casini rispetta l’operato del governo presieduto da Prodi e non lo attacca personalmente e gratuitamente come fanno altri figuri della Cdl – a Prodi si possono rimproverare solo due cose: di avere la vitalità di una fetta di asiago e di essere stato presidente dell’Iri, ma Casini sorvola su questi due aspetti. In secondo luogo dire che Prodi non deve andare necessariamente via ma che il problema è la sinistra radicale… Significa forse che Casini si dichiara subliminalmente disponibile a mandare al diavolo Berlusconi in cambio di un governo alla tedesca, una Grosse-koalition all’italiana?

sabato 21 ottobre 2006

Putin, padre della democrazia

mercoledì 11 ottobre 2006

Burocretini

Il primo amore non si scorda mai. Ecco perché non mi stupisce il rapporto privilegiato della sinistra italiana con la burocrazia. Figlia illegittima della burocrazia sovietica, l’italica amministrazione della cosa pubblica si esprime al meglio nell’amore per oscuri bizantinismi linguistici, nel distacco più signorile dal mondo reale, nella teutonica letterale applicazione di ogni sua norma e nelle interpretazioni filologiche di ogni legge leggina comma ddl quadro emendamento (ad libitum). Essendo una categoria dello spirito esiste per sé ed ingloba ogni possibile ostacolo alla sua sopravvivenza: si capisce che l’italiano medio la consideri il suo nemico peggiore.

Un articolo della nuova Finanziaria è in tal senso illuminante. Il 33. In esso, comma d si legge:

determinazione della dimensione territoriale, correlata alle attività economiche, ai servizi essenziali alla vita sociale, alla tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica, alle realtà etnico-linguistiche, nonché alla popolazione residente che non deve essere inferiore a 200.000 abitanti;

Non disperatevi se tali parole hanno per voi la stessa limpidezza di un acquitrino stagnante: siete solo esseri umani, non burocrati. In soldoni il comma d e le sue applicazioni vorrebbero sopprimere i principali uffici amministrativi delle province con meno di 200.000 abitanti. Di fatto, cancellare queste province dall’ordinamento dello Stato italiano. Cancellarle in nome di una fredda logica dei numeri che non tiene in conto del principio d’identità che ogni abitante di una determinata provincia possiede… Enna – 180.000 abitanti circa – sarebbe tra queste. Forse abituato alla neghittosità di certa gente della mia terra mi sono dovuto ricredere alla reazione violenta degli enti locali ennesi e degli abitanti della provincia. Reazioni talmente dure – esemplificatrice la minaccia del senatore Ds Vladimiro Crisafulli di incatenarsi ai piedi della Prefettura – da far intervenire l'onorevole Violante con l’assicurazione che l’articolo 33 sarà presto emendato.

D’accordo contenere le spese ed eliminare gli sprechi nell’amministrazione pubblica, ma non è necessario tagliarsi un piede per consumare meno la suola della propria scarpa.

La trave e il fuscello

La trave e il fuscello, vecchia storia. Ipocrisia plurisecolare, sindrome da primo della classe difficile da estirpare. Curioso come la destra italiana si sia affannata durante le trascorse elezioni a spiegare il motivo per cui i soldi di tutti gli italiani avrebbero dovuto finanziare delle scuole private piuttosto che essere usati per migliorare la scuola pubblica. Nessun preconcetto contro le scuole private: esistono istituti di qualità superiore come diplomifici senza scrupoli, scuole di estrazione laica e scuole di tipo confessionale soprattutto di derivazione cattolica.

Curioso come la destra italiana si sia affannata a difendere una scuola confessionale prostrandosi alle babbucce papali di turno come se fosse la più illuminata tra le scelte educative. Inutile parlare di apertura mentale con gente la cui unica preoccupazione era quella di raschiare il fondo del fonte battesimale raccogliendo voti dei cattolici apostolici romani. Se di apertura mentale si fosse trattato infatti non si sarebbero verificate le polemiche ridicole di questi giorni riguardanti l’apertura di una scuola araba a Milano. Citiamo solo per completezza le parole di Matteo Salvini, capogruppo della Lega al consiglio comunale di Milano: “Sarebbe pericoloso avere un istituto in cui a bambini di 7-8 anni venga insegnato un Islam violento”. Come non desidero che i bambini crescano tra i miti distorti della guerra di religione e dello scontro di civiltà così vorrei che i leghisti, fautori della xenofobia più becera, meschina e populista fossero deportati in massa su qualche isola sperduta del Pacifico in modo tale che non possano trasmettere ai loro bambini l’odio per il diverso e per lo straniero che sembra albergare nelle loro testoline piccole piccole. Mi sembra alquanto improbabile inoltre che una scuola intitolata a Naquib Mahfouz, uomo contestato in patria per il carattere “blasfemo” di alcune sue opere sia portatrice di un Islam violento e reazionario: semplice completezza si diceva, non credo che il signor Salvini si sia sforzato di andare a vedere chi fosse quel tizio dal nome strano al quale è dedicata la scuola – caspita, sto ipotizzando che un leghista possieda un pensiero articolato.

Tanto selvaggi sono e selvaggia la loro religione, nevvero?

“Uno strappo di cui non si sentiva bisogno” ricorda ziescamente Forza Italia. Peccato che l’unico strappo di cui io non senta il bisogno sia quello di una scuola confessionale autoghettizzante e tendente al soffocamento del pensiero laico, sia essa cristiana, musulmana, ebraica, buddista scintoista, satanista o pastafariana che dir si voglia. La scuola dovrebbe essere una sola. Laica. Pubblica. Aperta ad ogni pensiero e capace di dare ai ragazzi gli strumenti per imparare a ragionare da sé senza bisogno di una religione che li prenda per la manina e li accompagni con le fette di prosciutto sugli occhi attraverso gli irti sentieri di un mondo sempre più relativista… La questione è semplice: avete voluto le scuole confessionali? Allora per coerenza dovrete accettare anche le scuole di altre confessioni. La questione è semplice: tutto il resto è vago starnazzare di ipocriti.