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sabato 21 marzo 2009

L'omeopatia al potere

Dal 22 al 24 aprile si terrà a Siracusa, in un blindatissimo castello Maniace il G8 sull’Ambiente. Normale che i paesi più inquinanti siano ospitati a Siracusa, una tra le città più pestilenziali d’Italia, dove nel 2008 il livello delle polveri sottili ha superato i limiti massimi per 282 giorni su 366. In pratica, per sette mesi su dodici la soglia di sicurezza a Siracusa è stata violata. Confortante sapere che sarà Siracusa ad ospitare simili genie, istruttivo poi che ad indire un evento del genere e a suggerire la location sia stata il ministro Stefania Prestigiacomo, imprenditrice e politica siracusana che vuole imporre ancor più il suo peso politico e il suo prestigio di ministro al territorio.

Certamente qualificata la Prestigiacomo visto che le aziende di famiglia non brillano certo per rispetto delle norme ambientali. Ministro inquinatore? No, parliamo solo di omeopatia al potere: il simile cura il simile. Contro l’inquinamento usiamo le competenze di una persona le cui aziende di famiglia contribuiscono a rendere ancora più inquinato il cosiddetto triangolo della morte, Priolo – Augusta – Melilli, e ad avvelenare la vita di chi vi lavora e di chi vi abita. Partiamo dai dati. Stefania Prestigiacomo è titolare del 21,5% della “Fincoe” con sede a Casalecchio di Reno (BO) ma con interessi in Sicilia. La medesima quota è detenuta anche dalla sorella Maria Pia e dal padre Giuseppe: 21,5% moltiplicato per tre fa 64,5%, vale a dire la maggioranza assoluta dell’azienda. Da qui comincia il balletto di partecipazioni: la “Fincoe” è proprietaria al 99% della “Coemi s.p.a” di Priolo, la “Coemi s.p.a.” controlla il 59,1% della “Vetroresina Engineering Development” – in sigla VED – di Priolo. A sua volta il 22,5% della VED appartiene al Gruppo “Sarplast s.p.a.” di Priolo, gruppo di cui Giuseppe Prestigiacomo ha il 6,29%. Complicato? Un tantino, ma credo vi sarete fatti un’idea di quanto sia importante la famiglia Prestigiacomo nel polo industriale siracusano. Tuttavia aspettate a gridare allo scandalo, o quantomeno al conflitto di interessi, per un ministro dell’Ambiente che possiede una così massiccia partecipazione in aziende petrolchimiche.

La Sarplast è fallita nel 1997: secondo le indagini della procura di Siracusa sono stati registrati ammanchi di diverse decine di milioni di euro scomparsi dai conti della società madre e di quelle controllate attraverso numerose operazioni illecite. Problemi ai quali si aggiungono pendenze con il fisco per circa tre milioni di euro, e dal 2000 un’indagine per lesioni colpose. Tre operai hanno avuto infatti figli con malformazioni congenite, altri operai si sono ritrovati dopo dieci anni i polmoni distrutti dalle polveri sottili. Ma non è abbastanza. L’ufficio di Medicina del Lavoro di Messina qualche anno fa riscontrò nelle urine degli operai addetti all’impianto cloro-soda della “Coemi s.p.a.” concentrazioni di mercurio molto al di sopra del limite consentito dalla legge. Forse qualcuno avrebbe dovuto controllare meglio le condizioni sanitarie in cui lavoravano i dipendenti delle proprie società? E infine: perché Sebastiano Guzzardi, l’operaio della VED che per primo denunciò una possibile relazione tra le condizioni di lavoro nella fabbrica di proprietà dei Prestigiacomo e le malformazioni riscontrate a suo figlio e ad altri bambini di operai, perché Guzzardi fu invitato minacciosamente a desistere dalla sua battaglia attraverso lettere avvocatesche? Perché solo dopo le indagini della procura di Siracusa furono installati degli aspiratori per tutelare i polmoni degli operai?

Forse qualcuno aveva il carboncino bagnato, forse qualche Golia era talmente sicuro del proprio potere da non pensare che un minuscolo Davide potesse levare la propria voce di protesta e reclamare semplici diritti. Certo qui non si fanno processi alle intenzioni, ma una questione almeno sarebbe interessante capire: ammesso e non concesso che la Prestigiacomo sia un buon ministro, per quale masochistico motivo, visto il pedigree, vista la genealogia, visti i precedenti familiari, il nostro Presidente del Consiglio ha deciso di donarle il Dicastero all’Ambiente?

mercoledì 16 luglio 2008

Pesto alla genovese

Piccole dittature portatili.

Alla ricerca di un porto tranquillo dove fuggire il vecchio che avanza sotto nuove sinistre forme... Un Paese folle il nostro. Una dittatura mascherata da stato di diritto con il gregge che segue stolidamente il proprio cane pastore verso il baratro intonando i propri belati al pecorone di turno. Basta essere lenti. Agire cautamente. Usare piccoli colpi ai pilastri fondanti della democrazia. Aggiungere fascine ai roghi per i feticci delle paure comuni. Populismo, demagogia. Caccia alle streghe: nuove streghe. Immigrati, zingari, giornalisti scomodi. Semplice gente che protesta.

Viviamo in un Paese folle e stupido. Dove un ministro può auspicare una schedatura per base razziale e trovare una maggioranza plaudente e ansiosa di approvare una simile proposta. Dove si possono prendere le impronte ai bambini in ragione della loro appartenenza etnica. Dove il clandestino è criminale e il vero criminale può beneficiare dell’indulto voluto da una “sinistra“ rimbambita e prona alle richieste papaline. Dove le massime cariche dello Stato potrebbero godere dell’immunità solo perché una di esse è in attesa di essere giudicata da un giudice colpevole di svolgere il proprio lavoro. Dove la gente si scandalizza perché il ministro-soubrette potrebbe aver fatto sesso orale con l’attuale presidente del Consiglio ma non prova alcuna vergogna nel vedere chi è l’attuale presidente del Consiglio. Dove si vorrebbero bloccare i processi per legge e definire questo giustizia. Dove i militari potrebbero presidiare in via del tutto eccezionale le città e nessuno sembra preoccuparsi di questo. Dove il blog di un giornalista scomodo può venire oscurato con la ridicola accusa di stampa clandestina senza che questo suoni come un attentato alla libertà d’espressione. Dove dei giudici sono capaci di insultare il popolo italiano con una sentenza che ignora deliberatamente le colpe dei cosiddetti custodi, di coloro i quali avrebbero dovuto vigilare – illusi voi che ancora ci credete! – sui diritti e sulla sicurezza dei cittadini italiani. Anche se invisi al governo di turno.

Diaz. Bolzaneto. Il funerale dello Stato di diritto è stato celebrato nel momento in cui il presidente del tribunale di Genova, Renato Delucchi, ha letto quella sentenza ignominiosa. Un insulto. Una oscenità. Una vergogna di un Paese un tempo civile.

Trenta assolti, quindici condannati a pene lievissime che comunque non sconteranno in carcere grazie ad una legge a senso unico che punisce le vittime e premia gli aguzzini - se questi appartengono al canile di un maledetto Potere ringhiante, beninteso. Non fu violenza collettiva a Bolzaneto secondo questi giudici dimezzati. Non fu tortura a Bolzaneto.

Nonostante le umiliazioni fisiche e psicologiche, nonostante le derisioni, nonostante le violenze, nonostante le minacce. Nonostante i calci, i pugni, le manganellate, nonostante per tre giorni e tre notti uomini e donne inermi fossero stati tenuti prigionieri alla mercè da un gruppo di idioti in divisa lontani da ogni forma di diritto e garanzia costituzionale: lontani dalla legge che pretendeva di giudicarli. Nonostante organi genitali contusi, pelle lacerata da piercing strappati via, nonostante milze spappolate, mani rotte, costole fracassate...

Non fu tortura a Bolzaneto.

Dopo questa sentenza so che nulla di buono ci attende. Perché sembra di sentire già i passi degli stivali in marcia, perché ignorare la sospensione delle più elementari garanzie costituzionali è il primo passo verso un futuro fosco in cui ciascuno di noi potrebbe essere inghiottito nella voragine del Potere...

Siamo tutti in pericolo adesso. Con la legge ormai solo parola vuota, cadavere rinsecchito da venerare su un cataletto.

sabato 7 luglio 2007

Indegni di considerazione #8

Non facciamo di tutte le forze dell'ordine un fascio, d'accordo. Però non eleviamoli tutti ad angeli custodi della nostra tranquillità per favore... Non commento, non ho la voglia per farlo. Però ponete a voi stessi una sola domanda: cosa provereste se vostro figlio fosse stato ucciso durante il G8 - che un po' idiota è stato, Carlo, ma non meritava certo di morire - e un agente di polizia, chiacchierando con i suoi colleghi la sera stessa, dicesse "Uno a zero per noi, yeah!"?


clicca qui per ascoltare la registrazione della telefonata agli atti del processo per il blitz alla scuola Diaz.