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domenica 29 maggio 2011

La soluzione finale?

Mentre nei paesi arabi il vento di rinnovamento soffia attraverso Internet, mentre il mondo occidentale affonda a piene mani nell'incoscienza libertaria e liberatoria di Wikileaks e di Julian Assange, in Italia si condanna per la seconda volta un blog con un'accusa assurda ed infamante. È arrivata la condanna in appello di Carlo Ruta. Stampa clandestina, un reato risalente alla dittatura fascista che pensavamo sepolto dalla libertà di espressione garantita dalla Costituzione repubblicana.

Tutto il nostro sostegno all'amico Carlo che speriamo trovi in Cassazione la giustizia che merita. Qui il link della notizia.

mercoledì 25 giugno 2008

Stracciate l'articolo 21

Sgomento.

Accade questo quando il coraggio e l'abnegazione di un giornalista si scontrano contro il muro di gomma dei poteri forti. Carlo Ruta, amico giornalista e storico è stato condannato ad una pena pecuniaria per stampa clandestina. Non importa che Carlo Ruta adesso se la sia cavata con poco più di una multa e il pagamento delle spese processuali... In primo grado quest'uomo era stato condannato ad otto mesi di prigione. Condanna assurda, condanna ridicola. Un diritto, quello della libertà d'espressione, leso da una sentenza oscurantista ed inquietante. Un pretesto eretto a difesa dei soliti noti, degli amici degli amici. Un pretesto per tappare la bocca e per mettere a tacere una delle poche voci libere ancora degne di essere definite giornalista.

Carlo Ruta condannato per stampa clandestina? No amici cari. Carlo Ruta è stato condannato per quello che ha detto. Carlo Ruta è stato condannato perché la finisse di scoperchiare gineprai, di rompere le scatole con la ricerca di una verità altra, perché la sua condanna fungesse da lezione e monito ad altri. Punirne uno per educarne cento...

Puniteci tutti allora, condannate tutti noi perché tutti noi siamo colpevoli. Colpevoli come un uomo che volevano mettere in cella per essere rimasto libero nello spirito.

Una colpa, questa, che il Potere non può certo lasciare impunita.