venerdì 11 ottobre 2013

Pulvis es et in pulverem reverteris

Gli occhi sperduti di un vecchio "onorevole" al bancone di un bar, quasi grato del mio sguardo di disgusto a fronte dell'indifferenza di decine di ragazzini scioperanti. Probabilmente nemmeno sapevano chi fosse questo vecchio "onorevole" ormai sul viale del tramonto: nessun elettorato pronto ad essere ubriacato di promesse, nessuna clientela da acquistare ma nemmeno alcuna ostilità ideologica tra questi ragazzetti annoiati e indifferenti. Ho provato quasi tenerezza per il suo senso di straniamento, una vedovanza mai superata per l'ossequio reverenziale che fino a non troppo tempo prima lo circondava. Che gli dava l'illusione di valere qualcosa non solo come dispensatore di raccomandazioni e procacciatore di clientele ma anche - pensa un po' - come persona.

martedì 24 settembre 2013

Dialoghi da una economia possibile


D: "Ma non hai paura a Marina con tutti questi ladri in giro che qualcuno ti entri in casa?"
Io: "Di solito i ladri cercano contanti e gioielli... Speriamo che entrino"
D:" Perché??"
Io: "Se sono fortunato riesco a derubarli".

martedì 17 settembre 2013

Mood

"Caddi in uno dei miei patetici periodi di chiusura. Spesso, con gli esseri umani, buoni e cattivi, i miei sensi semplicemente si staccano, si stancano: lascio perdere. Sono educato. Faccio segno di sì. Fingo di capire, perché non voglio ferire nessuno. Questa è la debolezza che mi ha procurato più guai. Cercando di essere gentile con gli altri spesso mi ritrovo con l'anima a fettucce, ridotta ad una specie di tagliatelle spirituali. Non importa. Il mio cervello si chiude. Ascolto. Rispondo. E sono troppo ottusi per rendersi conto che io non ci sono". 
(C. Bukowski)

sabato 31 agosto 2013

Scrittori per finta

I social network in generale portano gli "scrittori" FB a credere che basti qualche like degli amici per consacrarsi come nuovo fenomeno letterario. Credono che per essere uno "scrittore" basti una frasetta spiattellata sul proprio aggiornamento di stato o una nota ridicola, magari in un italiano stentato, una metafora banale da quattro soldi o una rima scontata. 

Credono, quando invece appaiono drammaticamente patetici. Ovviamente di tutto questo loro non si accorgono perché leggono poco e male e non cercano il confronto con quella che dovrebbe essere la "grande letteratura" di tutti i tempi. Credono che l'unica forma di scrittura possibile sia quella di getto, immediata e rinnegano ogni altra forma possibile che non sia la propria: ignorano, insomma, che per scrivere un testo valido e ancor più una poesia è necessaria la disciplina della scrittura e la perfetta padronanza degli strumenti linguistici oltre che, com'è ovvio, la capacità di raccontare e di creare immagini con le parole. 

Ecco che male fanno gli scrittori da social network: sviliscono e degradano il valore della letteratura, masticano e riducono in poltiglia la meravigliosa complessità di una lingua che permette di narrare, descrivere e dipingere le innumerevoli sfumature della nostra realtà in nome di una "naturalezza" o di un "impeto poetico" che in realtà è solo il sintomo d'ignoranza arrogante e mediocrità.

mercoledì 7 agosto 2013

Il mio fruttivendolo non mi chiede un miliardo di melanzane


sabato 27 luglio 2013

Barbarismi

Una volta sbarcato in terra di Trinacria il turista peninsulare e continentale crede erroneamente, forte dei luoghi comuni che ha inoculato sin da piccolo, di poter violare senza conseguenze qualsiasi legge dello Stato, del buonsenso e anche dell'educazione (se mai ne possiede, visto che sempre barbaro continentale è). Niente di più errato: perché anche nelle società più anomale l'apparente casualità e arbitrarietà è regolata da una sorta di folle entropia antropologica alla quale tutti noi isolani tendiamo... Siamo complicati, lo ammetto.


domenica 7 luglio 2013

Così, per gradire

Mi piace il calembour e il gioco di parole, la fanfaronata intellettuale, il lessico sghembo. Voli pindarici concettuali e divertissement culturali, essi fuggono la cattedra seriosa di una erudizione professorale per danzare con il proprio doppio e brindare nelle tavernacce dei doppi sensi. Doppelgänger raffinato o triviale, sottile o di rustica parlata, come faremmo mai senza il tuo sorriso a sopravvivere alla tetraggine di certa meschina cultura ostentata dagli intellettualetti locali?