Osservare la baia di Siracusa stuprata dagli approdi delle petroliere e pensare che secoli fa navigava in quelle stesse acque, un tempo azzurre, la Syrakosia. Maestosa e colossale, orgoglio della marineria ieroniana rimasto ineguagliato per tutta l'antichità. Ma non siamo nani saliti sulle spalle di giganti: li abbiamo uccisi quei giganti, arrampicandoci sulle loro ossa e condannando la nostra terra ad una sorte di devastazione e guadagno altrui. Per un tozzo di pane unto di petrolio, un miserabile destino di sudditanza.
venerdì 4 luglio 2014
giovedì 5 giugno 2014
(I. Banks, "Il ponte")
giovedì 22 maggio 2014
L'un per cento
Per un ricordo sbagliato di Gaetano Bresci
È
necessario che il seme della giustizia contenga almeno il germoglio
della vendetta. Qualora l’ingiustizia sia innaffiata dal sangue
dell’innocente, qualora sia cresciuta nella feccia della prevaricazione.
Qualora il putridume dell’inquisitore, frustrato dalla grettezza della
propria natura, contamini l’anima caduta del colpevole. Millenni di
dottrine, tribunali solenni, religioni e filosofie hanno travestito di
buoni propositi ciò che ciascuno, nel profondo, non avrebbe mai il
coraggio di affermare in un consesso che si dica civile.
Perché
rendersi conto che una vendetta rigeneratrice, e lucida, sia ancora la
forma più certa di giustizia a questo mondo scuote le nostre coscienze
di uomini rattrappiti. Le turba. Soprattutto se tremenda è stata
l’ingiustizia patita, soprattutto qualora l’ingiustizia provenga da
quello stesso Stato, foriero delle più ripugnanti crudeltà, che si erge a
paladino di una legge che ha piegato solo per riuscire a perpetuare la
propria esistenza.
Non vi sorprendete perciò se
oggi desidero ricordare Gaetano Bresci nell’anniversario del giorno in
cui “fu suicidato” in circostanze che a nessuno è mai interessato
davvero chiarire.
L’assassino. Il regicida.
L’anarchico. Nonostante sostenga una giustizia scaturita dalla legge
degli uomini nel mio profondo si è da tempo stabilita una
considerazione, acquartierata come una guarnigione di lanzi nelle stanze
del mio pensiero.
Non riesco a cacciare via l’idea che
mai fine fu più meritata per Umberto I. Non dopo che ordinò di reprimere
nel sangue i moti in Sicilia. Non dopo che ordinò a Bava Beccaris di
sparare su una folla inerme che protestava per fame. Non dopo che
quell’ordine provocò decine, forse centinaia di morti. Non dopo aver
conosciuto a quale destino atroce Umberto I condannò persone come
Giovanni Passannante e Pietro Acciarito.
Sconosciuti ai
più, questi uomini e i loro destini violentati dovrebbero essere
ricordati come i testimoni della repressione più efferata e del rancore
più meschino. Cercate le loro storie, rivivetele, e il gesto di Gaetano
Bresci vi apparirà come un implacabile, per quanto barbaro, distorto e
sanguinoso, atto di giustizia.
http://youtu.be/AJOgCVdYpUQ
lunedì 12 maggio 2014
«Non vedi, figliolo» esclamò «quel pazzo furioso che sta strappando a
morsi il naso dell’avversario, e quell’altro che schiaccia sotto un
masso enorme la testa di una donna?»
«Vedo» replicò Bulloch. «Stanno
creando il diritto; fondano la proprietà; stabiliscono i principi della
civiltà, le basi della società e le assemblee dello Stato […] La loro
opera sarà celebrata nei secoli dai legislatori, protetta e confermata
dai magistrati».
(A. France, “L’isola dei pinguini”)
sabato 26 aprile 2014
Oggi sul giornale si scrive che all'abituale "cerimonia di commemorazione" del 25 aprile a Modica erano presenti solo le autorità mentre i cittadini l'avevano completamente disertata. Vero. Ma come avrebbe potuto mai parteciparvi qualche cittadino di buona volontà se l'intera cerimonia è durata al massimo un paio di minuti? Il sindaco accompagnato da un paio di vigili urbani ha deposto l'altrettanto abituale corona sul monumento al Milite Ignoto, si è segnato cristianamente, non ha detto nemmeno una parola e tutta la "cerimonia" è finita lì. E tutti via, a casa, ad accendere la carbonella per la grigliata festiva. Nemmeno il traffico è stato fermato. E nell'aria è rimasta soltanto l'amarezza di un'occasione sprecata da parte di un'amministrazione sbadata, il rumore di fondo di morti dimenticate e la consapevolezza di una giornata che è per molti ormai soltanto vuota ritualità di eventi lontani, e un nodino di salsiccia da arrostire sulla graticola.
martedì 8 aprile 2014
Vedere (a forza, per dovere di conoscenza) il video della "sfilata medievale in abiti del '600" (cit.) che si è tenuta a Modica la scorsa domenica è qualcosa che fa male. Sono sincero. Vedere che la nostra storia, la nostra cultura, la nostra stessa identità sono calpestate, violentate e sputtanate da dilettanti allo sbaraglio, da sedicenti esperti di centri storici e da improvvisati uomini di cultura provoca in me un moto di sdegno e di ribrezzo. E di vergogna. E disgusto. Eppure altri dovrebbero vergognarsi: della loro approssimazione, dell'acido della banalità con cui sfregiano quotidianamente il volto della nostra storia, del loro Nulla che diventa politica. La cultura non può essere lasciata nelle mani di quattro buffoni pressappochisti. Vergognatevi di averci fatto vergognare. Vergognatevi.
domenica 23 marzo 2014
Lettera ad un grillino mai nato
Eppure non riesco a capire come sia potuto accadere. Credevi nella
politica come azione e partecipazione alla gestione di una vita
associata senza tecnicismi o personalismi. Disprezzavi i politici di
mestiere. Ricercavi il bene comune. Non sopportavi i soprusi quotidiani e
le ingiustizie di una società regolata dall’avidità e dall’egoismo di
pochi.
Eppure riesco a vederti in un universo parallelo mentre
partecipi ai Meetup, segui il lavoro dei “Cittadini a Cinque Stelle”,
t’indigni per l’opinione che altri hanno del tuo movimento, condividi
sui social network status consolatori e autoreferenziali e dai
confidenza solo agli attivisti fedeli alla medesima causa di
emancipazione politica. Non so cosa sia andato storto, davvero. Eppure
sono certo che tu, caro me grillino, non nascerai mai.
Ho sempre
avuto fortissimi dubbi nei confronti del Grillo politico e dei suoi
sodali anche in tempi non sospetti, quando cioè dubitare di Grillo non
era di moda e anzi era visto come un pericoloso atteggiamento
reazionario da quella che fu la mia area di riferimento. A quei tempi si
pensava ancora che Grillo potesse essere inglobato nella sinistra
“istituzionale”: rappresentava già allora un possibile collettore di
voti e un catalizzatore della rabbia legittima e non rappresentata di
ampie fasce di cittadini ed era un’occasione troppo allettante per
essere sprecata. Non mi piaceva il Grillo “messia” che urlava contro
l’establishment in comizi camuffati da spettacoli teatrali. Non
sopportavo che delle buone idee fossero mescolate in maniera
superficiale e sensazionalistica, condite di complottismi e speziate
infine di un qualunquismo più o meno colpevole per raggiungere un numero
sufficiente di fedeli sostenitori, devoti all’idea grillina e talebani
della causa a Cinque Stelle tali da creare un partito politico
mascherato da movimento. La consideravo una mossa furba e sottile, un
modo per fare man bassa di facili consensi duepuntozero usando come
grimaldello tanti nobili e condivisibili ideali.
Caro me,
grillino mai nato, come ben sai la mia insofferenza si è esasperata
quando il vostro movimento d’opinione è diventato partito raccogliendo
consensi trasversali attraverso il marketing dell’esasperazione e
l’entusiasmo della novità postideologica e paraqualunquista. Il
liberatorio vaffanculo iniziale è diventato manifesto politico e il
vostro (bellissimo) programma un calderone di buoni propositi dove si
rimestavano concetti e idee provenienti dalle ideologie più varie in
nome di indistinte “cose giuste”. Senza tenere conto dell’ambiguità di
un simile termine, di come sia possibile oggettivare il concetto di
“giusto” e per chi una determinata cosa sia giusta o meno e in che
misura. Non siete un partito di sinistra, lo so, e capisco che certe
vostre posizioni – anche incongrue e incoerenti con altre vostre scelte
– siano dettate da quell’agglomerato ideologico talvolta confuso che
compone il vostro movimento. E mi spiace se non riesco a seguirvi,
legato come sono ad una visione progressista e socialdemocratica della
società rinvigorita da una idea libertaria di fondo.
Il Movimento Cinque Stelle ha esasperato le chiacchiere da bar elevandole ad apparecchio politico,
ignorando – facendo finta di ignorare – che a livello “democratico” non
possono esistere soluzioni semplici a problemi complicati. Già
Berlusconi nei suoi venti anni di regno aveva fatto qualcosa di simile
trasferendo la volgarità, il qualunquismo e le astuzie da cummenda nell’agone
politico: Grillo ha preferito puntare sulla rabbia dei tanti invece che
sulla classe sociale, raccogliendo in tal modo consensi provenienti da
ogni categoria della fiera umana possibile e immaginabile. Dal
professore allo studente. Dall’operaio al professionista. Dalla
casalinga all’ingegnere aerospaziale. Tutti arrabbiati, tutti incazzati.
Quasi tutti onesti e animati da magnifiche intenzioni. Molti di loro
digiuni di politica, alcuni di loro con insufficiente capacità critica e
pronti a confidare solo nella religione del blog grillino, unica fonte
attendibile di informazioni contro i pennivendoli venduti e i
giornalisti della esecrabile Ca$ta plutocratico-massonica. È facile
raccogliere consensi in questo modo: parlo del favore di pancia, non del
favore legittimo e incoraggiante acquistato da una maggiore
consapevolezza politica. Non mi piace questo modo di fare politica. E
non mi piace perché alla lunga logora il Paese e, cosa più importante,
in mancanza di risultati prima illudi e poi deludi le persone
abbandonandole in un buco nero senza speranze concrete.
Come
Berlusconi nei suoi venti anni di regno ha legittimato il fascismo,
inoltre, allo stesso modo Grillo ha legittimato gli imbecilli e gli
arroganti. Li ha fatti diventare forza politica. Ha dato loro in mano
uno strumento e una illusione della quale non sanno cogliere la
complessità. E soprattutto, che non sanno usare. Bianco o nero. Amico o
nemico. GGente o Ca$ta. Persone che non si sono mai interessate di
politica e di economia e adesso pontificano come i migliori premi Nobel:
sbagliando, com’è ovvio, e come accade a chi legge il mondo con la
superficialità dettata dalla fretta di recuperare il tempo perduto.
Con questo non intendo dire, ovviamemente, che il Movimento Cinque Stelle sia composto da imbecilli.
Voglio dire semplicemente che la percentuale di imbecilli di cui è
composto ciascun partito, setta, religione, condominio o squadra di
calcetto che dir si voglia nel caso del Movimento Cinque Stelle si sente
legittimata ad agire secondo il modo che gli è proprio perché vede che
l'arroganza, la violenza verbale e le volgarità vengono tollerate
all'interno del Movimento di cui fanno parte e magari ufficiosamente
incoraggiate.
C’è del buono tra i grillini, certo. Ci
sono belle persone oneste e animate da buoni propositi che credono nella
politica come attivismo, vero. Ma c’è anche tanto marcio in questo
movimento: l’arroganza dell’ultimo arrivato, la violenza dell’ultrà che
difende la propria squadra al di là di ogni logica. Prepotenti
dilettanti. Grilletti di una pistola carica che stanno facendo di tutto
per fare sparare salvo poi, candidamente, mostrare le mani come se
fossero monde da ogni colpa. E se qualcuno desidera muovere alcune
contraddizioni alla prassi del Movimento cercate di portare il discorso
verso i vostri mantra rassicuranti o, di contro, vi coprite del mantello
del vittimismo e lo insultate indignati cercando di nascondere il
terrificante vuoto ideologico che sta dietro il pensiero del vostro Capo
Supremo, depositario del Pensiero Unico e Leader Massimo, Padrone del
teatrino delle marionette nel quale vi permette di muovervi pensando di
essere liberi dai condizionamenti della politica della Ca$ta. Ma senza
mostrare troppa indipendenza, veh, che poi il giocattolo si rompe.
Non contesto caro me, grillino mai nato, il fatto che voi diciate di essere diversi dagli altri. Contesto il fatto che voi siate troppo simili agli altri perché io vi possa chiamare diversi:
simili nella pratica quotidiana al di là di occasionali per quanto
notevoli differenze. Partito irreggimentato, soldatini sostituibili
senza troppi pensieri, squadroni in marcia alla conquista di un potere
fetido e putrefatto per la maggior gloria del vostro capo. Ecco perché,
caro me grillino, non vedrai mai la luce nel mio mondo.